Cosa resta del fascismo in Italia? Un convegno delle partigiane

aprile 8, 2013 § Lascia un commento

 monica lanfranco

éUna sala da duecento posti piena, un altro centinaio di persone in esubero sedute per terra o in piedi: così si è presentata la situazione a Palazzo Marino a Milano sabato 16 marzo, al convegno indetto dall’Anpi nazionale, l’associazione dei e delle partigiane, organizzato proprio dal Coordinamento delle donne.

Tra queste anche giovani sotto i trent’anni, perché l’associazione ha aperto da alcuni anni le iscrizioni a chiunque voglia partecipare alle attività.

Un titolo forte e chiaro: La violenza e il coraggio – Donne, Fascismo, Antifascismo, Resistenza, ieri e oggi, a ribadire un concetto semplice: la storia si insegna e si impara a scuola, ma la memoria la si costruisce nel quotidiano dovunque, ed è fatta di scelte: nelle parole che si pronunciano, nei ricordi da tramandare, nelle narrazioni che diventano fili tesi tra generazioni.

Si può scegliere di rubricare come “passato” quella fase della vicenda politica, sociale e umana che ha visto, nella Resistenza, l’unica palestra di democrazia condivisa da uomini e donne cattoliche, comuniste, anarchiche e socialiste; si può cancellare con una alzata di spalle la tragedia del fascismo e delle leggi razziali, per non parlare della retriva retorica familista che ancora l’Italia si trascina nella cultura diffusa anche dai media.

Ma quando si ascoltano le voci vibranti di donne e uomini che hanno vissuto il (primo) ventennio di buio di questo paese è difficile non emozionarsi.

Lidia Menapace e Marisa Ombra invitano le giovani donne che le guardano sedute a terra con occhi attenti a usare ironia e sberleffo contro il patriarcato e il machismo: «Vi dicono che le donne non possono accedere al sapere scientifico perché hanno il cervello più piccolo? Perfetto, rispondete che di certo anche il diamante è più piccolo di una zucca, che certo pesa di più della pietra preziosa.», chiosa Menapace, classe 1924, della quale da poco è uscito A furor di popolo. http://www.mareaonline.it/?p=197

L’invito è a non frasi intimidire dagli stereotipi e dai pregiudizi, e fa pensare che arrivi da donne che, come racconta Marisa Ombra nel suo bellissimo Libere sempre (http://www.radiodelledonne.org/2012/09/23/libere-sempre-marisa-ombra-racconta-il-suo-libro/).

A soli 17 anni erano già in montagna a rischiare la vita solo perchè portavano notizie e aiuti ai partigiani.

Poco più che bambine molte di loro hanno iniziato la fase adulta dell’esistenza fronteggiando la violenza, e hanno scelto da sole da che parte stare, spesso optando per la lotta nonviolenta. Le intense letture fatte dalla attrice Aglaia Zanetti (http://www.radiodelledonne.org/2013/03/18/la-violenza-e-il-coraggio-letture-di-aglaia-zanetti/) hanno alternato brani da libri di donne della resistenza a passi tratti da testi sacri dei teorici del fascismo, perle di raggelante attualità rimbalzate anche dagli schermi in sala: «Non darò il voto alle donne. La donna deve ubbidire. La mia opinione della sua parte nello stato è opposta ad ogni femminismo. Naturalmente non deve essere schiava, ma se le concedessi il voto mi si deriderebbe. Nel nostro Stato non deve contare». O anche. «La guerra sta all’uomo come la maternità sta alla donna».

Così Benito Mussolini, mentre Ferdinando Loffredo, filosofo e teorico del regime, affermava: «Il lavoro femminile crea nel contempo due danni; la “mascolinizzazione” della donna e l’aumento della disoccupazione. La donna che lavora si avvia alla sterilità».

Vale la pena di rammentare questo recente passato, per evitare a chi è più giovane di sottovalutare la pericolosità del non custodire e attualizzare la memoria: questo appuntamento − del quale presto si avranno gli atti, e di cui si può vedere qualche stralcio a questo link http://youtu.be/8Z5P5bUfAeQ e qui ascoltare alcuni passi audio

http://www.radiodelledonne.org/2013/03/18/la-violenza-e-il-coraggio-lidia-menapace-apre-il-convegno-anpi-a-milano/ − ha sapientemente mescolato storia di ieri e realtà contemporanea, con l’urgenza di riannodare fili che rischiano di essere tagliati.

«I partigiani ci vanno nelle scuole − ha detto Marisa Ombra − magari sono stanchi perché hanno molti anni, ma escono dagli incontri con i giovani pieni di energia, basta che vengano chiamati, e arrivano».

Ascoltiamoli di più.

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